Storie di famiglia: mio bisnonno Armando Pini

di Fabrizio Pini

Il mio bisnonno Armando Pini , nacque a Bologna in via Castiglione il 03/10/1881 da una famiglia benestante.
Suo padre aveva uno stabilimento per l’allevamento dei bachi da seta e la successiva filatura.
La sua gioventù trascorse serena e riuscì a diplomarsi geometra che, in quel periodo, non era male, considerando il tasso di istruzione medio in Italia.
A venti anni, nel 1901, terminò il servizio di leva obbligatorio e finalmente
poteva pianificare il suo futuro.
Aveva una grande passione: l’opera e conosceva a memoria tutti i ritornelli delle composizioni del suo idolo, Giacomo Puccini. Proprio a teatro conobbe Elena che faceva la cantante comparsa al Comunale e al Duse di Bologna.
foto1Si sposarono ed ebbero tre figli.
Proprio nel momento più felice della sua vita scoppiò Il primo conflitto Mondiale.
A dire il vero non era molto preoccupato per un eventuale richiamo perché aveva già 34 anni e a quell’epoca era praticamente un’uomo di mezza età.
Si sbagliava, l’annientamento di tante vite umane lo portò a rivestire l’uniforme: partì con la morte nel cuore lasciando a casa una famiglia dove il primogenito  aveva solo sette anni.
Nel 1916 fu richiamato nel 137° battaglione di milizia territoriale.
Terminato il periodo di istruzione militare, a fine Agosto del 1916 , fu trasferito in zona di guerra al 36° reggimento Brigata Pistoia.

foto2
Cosa poteva fare per tornare incolume sapendo anche che la sua brigata era continuamente decimata sul Monte Santo e sul Podgora e che proprio in quei giorni si stava organizzando l’11° battaglia dell’ Isonzo nell’inferno del Carso?
Armando aveva un asso nella manica, il titolo di studio .
Il diploma di geometra gli aprì le porte per diventare ufficiale del genio.
foto4La sua speranza era di non andare in trincea, d’altronde era risaputo che quei reparti la vedevano poco la prima linea.
La domanda fu accolta immediatamente e fu trasferito a Torino alla scuola del 6° Genio. Finalmente era un’ufficiale  ed era sicuro che grazie a quel grado e all’età avrebbe avuto un posto tranquillo.
Si sbagliava ancora, ad aprile del 1917 fu “spedito” a più di tremila metri di altitudine sul ghiacciaio dell’Ortles, Cevedale, aggregato al 4° Alpini, battaglione Intra con il grado di sottotenente a comandare un reparto di fotoelettrica, in quel periodo, il presidio era sul monte cristallo a 3.430 mt. foto5
Le fortissime nevicate di quell’anno provocarono, proprio da aprile a giugno, enormi e distruttive valanghe che causarono più vittime dei combattimenti…immagino che il mio bisnonno non me sarà stato di certo entusiasta
di quella sistemazione, lui che, fino a quel momento, aveva percorso in salita solo la scalinata fino al terzo piano del palazzo del centro di Bologna in cui abitava.
Comunque la sua avventura in alta quota durò poco perché nel dicembre dello stesso anno ebbe un principio di congelamento e venne definitivamente esonerato probabilmente anche per l’età avanzata.
Il resto della sua vita la trascorse tra Bologna e Pianoro da normale cittadino
E con le vicissitudini che tutti noi conosciamo tra fascismo e linea Gotica sotto casa.
Armando Pini morì nel dicembre del 1978 quando avevo 13 anni, nello stesso appartamento in cui nacque e che ancora oggi appartiene alla nostra famiglia.
Io fin da bambino sono sempre stato attratto dalle battaglie e dai militari,
basti pensare che quando tutti i miei coetanei si vestivano da Zorro, a carnevale, io mi presentavo con il mio completo da centurione romano.
foto6Spesso chiedevo a quel vecchietto di raccontarmi la sua guerra ma lui faceva una smorfia piegava la testa indietro e dopo tre parole cambiava discorso.
Nella mia mente sono rimasti solo alcuni ritornelli, Fame, Fame, freddo,
tanto freddo e finiva sempre con il dire “Me a vliva turner a cà”.
Lo ricordo della mia stessa altezza, mi diceva sempre che avevo dei piedi lunghi e sarei diventato più alto di lui.
Se penso che adesso sono 1,85 e lui era 1,60 scarso mi sembra impossibile che abbia fatto tutto quello che so
Ma quella era un’altra generazione, tutte le mattine faceva colazione con un grappino aveva sempre il toscanello in bocca ed è morto a 97 anni, generazione d’acciaio………..

foto3

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...