Una foto per ricostruire la storia di due uomini: i sottotenenti Luca Antonio Tosi-Bellucci e Giuseppe Santanchè

Di Giacomo Bollini

La tomba nel cimitero di Romans d'Isonzo di Tosi-Bellucci e Santanchè

La tomba nel cimitero di Romans d’Isonzo di Tosi-Bellucci e Santanchè (collezione Giacomo Bollini)

Spesso basta una coincidenza, una casualità a riscoprire e a ridare luce ad una vita del passato. La Grande Guerra fu la prima guerra in cui chiunque poteva permettersi di portare al fronte con sé un piccolo apparecchio fotografico portatile. Il costo poteva essere accessibile anche a chi non era particolarmente ricco. È così che molto spesso, da queste fotografie private, scattate al fronte dal “soldato comune”, emergono storie nascoste. Pochi giorni fa, su un noto sito di aste online, mi aggiudicavo per pochi euro una fotografia, a dire il vero anche un po’ troppo seppiata e opaca, con un contrasto poco netto, che ne permetteva appena la lettura. Nonostante questo ho colto al volo il significato recondito di quell’istantanea. Si trattava della foto di una sepoltura. Non era una semplice tomba a terra: sul cippo che sovrastava la sepoltura a terra, c’è in bella vista un 305 austriaco. Ingrandendo bene la foto si riesce a leggere il nome dei due ufficiali ivi sepolti: sottotenente Tosi-Bellucci e sottotenente Santanché. Il nome Tosi-Bellucci mi era assolutamente noto: per chi studia la Grande Guerra a Bologna non può che risultare famigliare. Trattasi di un assessore comunale della famosa giunta socialista del sindaco Francesco Zanardi, morto al fronte. La morte di Luca Antonio Tosi-Bellucci fu ampiamente citata e ricordata dai giornali cittadini. La giunta stessa lo ricordò più volte in sala consiliare. Oggi una via di Bologna del quartiere Barca lo ricorda. Ma chi era Luca Antonio Tosi-Bellucci, detto dagli amici Tonino?

lapide degli avvocati morti in guerra

Lapide degli avvocati morti in guerra di Bologna presso il Tribunale di Bologna (storiaememoriadibologna.it)

Era nato a Modena il 15 giugno 1883. Si era ben presto trasferito a Bologna dove aveva studiato legge. Laureatosi era diventato parte di quel noto gruppo di avvocati bolognesi di area socialista e repubblicana che comprendeva anche Genuzio Bentini, Eugenio Jacchia e Ferdinando De Cinque. Questo gruppo di avvocati era molto noto in regione per essersi preso carico della difesa di molti degli indagati per i fatti delle proteste contro la guerra di Libia e della settimana rossa. Tosi-Bellucci, in particolare, aveva difeso i ferrovieri. La sua professionalità era riconosciuta all’interno di tutto il PSI, al quale era iscritto. Così, quando Francesco Zanardi vinse le elezioni comunali a Bologna, lo volle con sé in giunta, affidandogli l’assessorato al dazio e alle tasse. Dalle mani di Tosi-Bellucci, in sintesi, passarono tutti i famosi provvedimenti della neo amministrazione socialista cittadina facenti parte del programma “pane e alfabeto” che fece di Bologna, durante la guerra, un caso unico nel paese di città che non subì il caro viveri nonostante tutto. A Tosi-Bellucci veniva sottoposta la fattibilità economica di questi provvedimenti. Un incarico decisamente importante. Dichiaratosi neutralista fin dalle prime fasi del conflitto, Tosi Bellucci scrisse vari pezzi sul giornale “La Squilla” in cui esprimeva la propria contrarietà alla guerra. Ironia della sorte volle che da lì a poco, a guerra dichiarata, venisse richiamato alle armi. Il suo titolo di studi gli valse la nomina a sottotenente con un rapido corso accelerato. Venne inquadrato nell’8° reggimento di artiglieria da fortezza, con l’incarico di sovrintendere al munizionamento dei pezzi e allo smistamento dei proietti alle varie bocche da fuoco delle varie batterie. Tutto sommato un buon posto: la guerra, gli artiglieri (in particolar modo quelli dei reggimenti da fortezza) la vedevano abbastanza da lontano. In servizio Tosi-Bellucci si comporta bene. Anzi, un giornale bolognese, nel ricostruire la sua biografia post mortem, dichiara che aveva realizzato un’invenzione (di cui non si rivelano i dettagli per riservatezza sul brevetto) per facilitare il lavoro degli artiglieri. Rimane il mistero di cosa sia questa invenzione realizzata da Tosi-Bellucci citata “Il giornale del mattino” del 9 luglio 1916.
Il 7 luglio 1916 arriva a Bologna la notizia del decesso di Luca Antonio Tosi-Bellucci è deceduto in combattimento. Certo, nemmeno gli artiglieri erano immuni dal pericolo, tutt’altro. I tiri dell’artiglieria austriaca spesso cercavano molto di più di controbattere i colleghi artiglieri italiani piuttosto che i miseri fantaccini delle trincee.
I dettagli della morte di Tosi-Bellucci non sono chiari. I giornali, per censura, non li riportano. Il cordoglio è generale. Tosi-Bellucci lascia una giovane moglie, Gianna Bassetti, e una bimba di tre anni, Angela. Le classi dei dazieri e dei bancari esprimevano particolare dispiacere per la scomparsa di un loro benefattore che aveva lottato in sede legale e politica per i loro diritti di lavoratori. Mondo accademico e politico si stringevano intorno alla famiglia e agli anziani genitori. Il 12 luglio la giunta comunale ordinerò l’esposizione della bandiera italiana listata a lutto per otto giorni e aprì, in suo onore, una sottoscrizione a favore delle colonie dei figli dei richiamati, una delle iniziative benefiche del comune, promosse proprio dalla giunta Zanardi e passate al vaglio di Tosi Bellucci.
A gettare luce sulla morte del sottotenente Tosi-Bellucci proprio la foto rinvenuta qualche giorno fa. La contingenza della morte in contemporanea di due sottotenenti della stessa batteria, Tosi-Bellucci e Santanché, non poteva che essere singolare. Quando ecco un po’ di chiarezza in più. Sul cippo che sorregge il grosso proiettile da 305 austriaco un’incisione: “nel ritorcere al nemico l’arma sua micidiale caddero”. La controprova che Tosi-Bellucci e Santanchè erano morti insieme. Giuseppe Santanché era di Ascoli Piceno. Di poco più giovane del suo collega, era nato il 7 giugno 1887. Era studente di ingegneria proprio a Bologna, dove sicuramente aveva sentito parlare del suo pari grado, leggendo probabilmente le colonne di qualche giornale cittadino. Giuseppe Santanchè risulta oggi fra i laureati ad honorem dell’ateneo bolognese: una giusta onorificenza concessa agli studenti universitari bolognesi anche solo per motivi di studio, promossa già nel primo dopoguerra e rinnovata pochi giorni fa dall’Università di Bologna in coincidenza del centenario della fine della Grande Guerra.
Quando ecco che su un libro, Cultura e sport a Bologna negli anni della Grande Guerra

tosi bellucci

Luca Antonio Tosi Bellucci (storiaememoriadibologna.it)

1915-1918, in un capitolo a cura di Paola Furlan alle pagine 130-131, dedicato proprio a Tosi-Bellucci, si trova la risposta al dubbio sulla dinamica della morte del giovane assessore bolognese (non viene menzionato Giuseppe Santanchè). Una granata da 305 austriaca era piombata sulla colonna trasporto munizioni agli ordini di Tosi-Bellucci e Santanchè, senza esplodere. Il grosso proiettile impediva alla colonna di procedere, probabilmente ostruendo una strada o una mulattiera. La vicenda avviene a poca distanza dalla prima linea. Le batterie dell’8° gruppo d’assedio erano a ridosso del monte San Michele, impegnate a battere le tre cime insanguinate del monte. I soldati della colonna sono immobilizzati e terrorizzati. Il 305 austriaco era probabilmente il proiettile più temuto dai soldati italiani. C’è traccia di questo terrore in molti diari di guerra. L’arrivo di un 305 viene spesso descritto come l’arrivo in stazione di una locomotiva tutto vapore. Le voragini nel terreno scavate dall’esplosione di un 305 erano enormi. Era uno di quei colpi che poteva cancellare per sempre dalla faccia della terra la presenza di un essere umano.
Tosi-Bellucci e Santanchè decidono di prendere l’iniziativa e cercando di spostare il proiettile inesploso. Il “ritorcere” dell’epitaffio funebre non è molto chiaro. Difficilmente i proiettili avversari potevano essere riutilizzati. Oltre a essere un’operazione estremamente rischiosa. La sorte volle che nel loro tentativo di spostamento o di disinnescamento del 305, questo esplodesse. Non si hanno notizie di quello che successe a Santanché. Tosi-Bellucci, miracolosamente, sopravvive all’esplosione, viene trasportato alla 22° sezione di sanità di Sagrado, dove però muore per la gravità delle ferite.
Le due salme vengono quindi inumate nel cimitero di Romans d’Isonzo, come si può ben vedere dalle foto che ritrae un camposanto civile. Con lo smantellamento delle sepolture militari e con la creazione dei grandi sacrari, anche le salme di Tosi-Bellucci e Santanché vengono traslate a Redipuglia, dove riposano ancora oggi.
Spesso bastano delle coincidenze, come il ritrovamento casuale di una foto, anche se sbiadita, a ridare colore a storie dimenticate e ad arricchirle di particolari e nomi. Una restituzione di dignità e di memoria.
Una piccola foto di 7 centimetri per 5, ci permette così di ricostruire e riascoltare la storia di Luca Antonio Tosi-Bellucci e di Giuseppe Santanché. Due storie di uomini di 100 anni fa, due storie da non dimenticare e di cui conservare memoria.
Anzi, cogliamo l’occasione, se mai qualche parente di Giuseppe Santanchè di Ascoli Piceno leggesse questo articolo, se volesse mettersi in contatto con noi per dare un volto a questo ragazzo di 100 anni fa. E con questo appello ci uniamo a quello dell’Università di Bologna che ha cercato negli ultimi mesi i parenti degli studenti caduti in guerra dell’ateneo bolognese, per poter consegnare loro la laurea ad honorem del loro avo.

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