L’alpino Vittorio Gerolimon è tornato a casa

 

Ruolo MatricolareLa Storia della Grande Guerra è fatta di tante storie, le storie di uomini e donne che si sono incrociati nel fango delle trincee, sulle tradotte verso il fronte, nella terra dei campi di prigionia e tra il dolore degli ospedali. Molte di queste storie sono ormai perdute, cancellate dal tempo che scorre, dimenticate e sconosciute ai più. Alcune però escono fuori, grazie alla passione e al senso civico che anima alcune persone che si dedicano affinché la memoria non sia cancellata completamente. E’ questo il caso dell’alpino Vittorio Gerolimon, classe 1898 di Costabissara, paesino in provincia di Vicenza. La sua storia è stata riportata alla luce dal nostro instancabile socio Giuliano Mazzini che da anni si dedica alla memoria degli uomini della Grande Guerra. Vittorio Gerolimon non era mai tornato a casa. Non sappiamo nemmeno se la sua famiglia sapesse dove e in che circostanze fosse morto e se, anche avendolo saputo, si sarebbe mai potuto permettere di traslare la salma, all’epoca, al paese natale. Il suo ruolo matricolare ci racconta che era alto un metro e 77 centimetri, la circonferenza del torace era di 86 centimetri, aveva i capelli biondi e lisci, il naso regolare, gli occhi chiari, il colorito pallido e la dentatura sana. Nella vita di tutti i giorni faceva il contadino. Sapeva leggere e scrivere.   Dopo essere stato chiamato alle armi il 28 febbraio 1917, entrò nel 6° reggimento alpini. Probabilmente finì prigioniero e, dopo l’armistizio, invece di rientrare a casa dai suoi famigliari si trovò a finire i suoi giorni a Massa. Morì alle 6 e 40 di un freddo pomeriggio di dicembre, in un edificio che si trovava al civico 109 della via Provinciale. Ebbe il conforto religioso di un cappellano militare genovese, il tenente don Leone Musella. La sua salma fu sepolta nel cimitero di Massa, dove è rimasta fino a oggi. Attestazione di Morte
Ancor più tragica la sua morte perché il giovane alpino si trovava in uno dei campi che raccoglieva i prigionieri italiani tornati in Patria con lo scopo nemmeno troppo celato di indagare se fossero stati fatti prigionieri a causa di codardia e diserzione  e in prigionia fossero entrati in contatto con idee bolsceviche attraverso i prigionieri russi (davvero assurdo, pensando la difficoltà  e distanza linguistica).  Un affronto dopo i già tanti dolori subiti in guerra e in prigionia. Queste vicende sono raccontate in dettaglio dal volume “1918 prigionieri italiani in Emilia” (Edizioni Il Fiorino) dello storico e giornalista mirandolese Fabio Montella, uno dei pochi che ha indagato questa tematica così turpe e dimenticata.

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Grazie a Giuliano Mazzini e la collaborazione del comune di Finale Emilia, la salma dell’alpino Gerolimon è tornata a casa il 19 maggio con una cerimonia sentita e commovente.

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Il nostro socio Giuliano Mazzini ha dichiarato che non si fermerà qui, il suo scopo è quello di riportare al loro paese d’origine  tutti gli altri soldati sepolti a Massa che, come Gerolimon, per cento anni hanno riposato lontano da casa. Emilia Romagna al fronte lavora per la memoria di queste storie umane.

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