Storie di famiglia: mio bisnonno Giuseppe Bandini, “il Morino”

di Giorgio Boccedi

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L’unica foto di Giuseppe Badini (famiglia Boccedi)

Il Morino era il soprannome con cui era conosciuto il mio bisnonno Giuseppe al suo paese natale. Giuseppe era nato a Marliana, sull’Appennino Pistoiese, il 5 aprile 1886, padre di tre figli, due femmine ed un maschio. Nell’ordine Iris (mia nonna), Genny ed Enzo. Partito per il fronte allo scoppio della Grande Guerra, entrò a far parte della Brigata Casale, 11° Reggimento, i cui soldati divennero noti come i “gialli del Calvario” per via del colore delle loro mostrine e dell’obbiettivo dei loro assalti (il Monte Calvario o Podgora).
Purtroppo il bisnonno, dopo qualche mese di guerra, esattamente il 3 novembre 1915, divenne una delle vittime della terza battaglia dell’Isonzo. L’Albo d’Oro riporta Bandini Giuseppe come disperso in combattimento.
La mia bisnonna Ida, rimasta vedova con tre bambini a carico, rientrò presso la sua famiglia a Castelfranco Emilia, dove ha vissuto fino alla sua morte nel 1970.
E’ proprio da Castelfranco che comincia la storia mia e della mia ricerca.
Ricordo molto bene le domeniche della mia infanzia, quando, con i miei genitori e mio fratello andavamo a fare visita alle nonne, come eravamo soliti chiamarle io e mio fratello Gianluca. La bisnonna Ida viveva infatti insieme alla nonna Iris, rimasta vedova anch’essa. Del bisnonno Giuseppe non si faceva mai parola, solamente in estate quando la famiglia si trasferiva a Marliana e la vecchia casa veniva riaperta per le vacanze, la mia curiosità era stimolata. Io, in quanto nipote più piccolo dormivo spesso con la nonna Iris e lei ogni sera prima di coricarsi era solita rivolgere le preghiere ai suoi cari, ed in quel momento così sacro per lei, si avvicinava al vecchio comò e baciava commossa una vecchia foto ingiallita. Quando chiesi spiegazioni, spinto dalla mia ingenua curiosità, mi venne detto che era il bisnonno Giuseppe nell’unica sua foto esistente, e che era caduto in combattimento nella Grande Guerra. Disperso però come altri poveri soldati, alla famiglia non rimaneva neppure una tomba dove ricordarlo.

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Una delle cartoline di Giuseppe (famiglia Boccedi)

Passano gli anni e arriviamo al 2014, quando, in occasione di un concerto dei Pearl Jam a Trieste, io e la mia famiglia decidiamo di approfittare dell’occasione per visitare qualche scorcio di Friuli. Non poteva ovviamente mancare una tappa al Sacrario di Redipuglia. È impossibile rimanere impassibili davanti all’imponente scalinata dove sono tumulati oltre 100.000 soldati, ed è straziante leggere tutti quei nomi di giovani immolatisi per la Patria.

Proprio fra questi nomi mi capitò di leggere un “Bandini Giuseppe” ed immediatamente la memoria mi riportò a quella vecchia foto ed il desiderio di scoprire quanto più possibile sul bisnonno Giuseppe divenne per me un’urgenza.
In un mio viaggio a Marliana andai a trovare un cugino della nonna Iris, ancora in vita, e fu da Mario Bandini (questo è il suo nome) che appresi una notizia sorprendente. Il bisnonno Giuseppe non era realmente disperso, ma, mutilato in maniera gravissima, aveva scelto di sparire agli occhi della famiglia per non essere un peso, conscio che la sua vita sarebbe stata breve in quelle condizioni.
L’unico suo desiderio espresso era stato quello di rivedere un’ultima volta sua moglie ed i suoi bambini; così un amico marlianese si era fatto carico di accompagnare la bisnonna ed i tre bambini in una passeggiata sotto le finestre dell’ospedale o della casa che ospitava il bisnonno.

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Una delle cartoline di Giuseppe in cui si vede il corpo di appartenenza, la brigata Casale (famiglia Boccedi)

Purtroppo, quando chiesi se c’era la possibilità di incontrare questa persona, mi venne risposto che era deceduta da tempo.
Io non so se questa storia sia vera o se sia solo una leggenda nata nel ramo toscano della mia famiglia, quello che so però, è che ha stimolato in me questa urgenza di conoscere non solo la storia di Bandini Giuseppe, ma anche di quelle migliaia di giovani che hanno vissuto la tremenda esperienza della trincea.
È cominciata così da parte mia un’intensa ricerca di testi e informazioni riguardanti la grande guerra e numerosi sono stati i viaggi presso i sacrari ed i musei. Questa storia è stata altresì da stimolo per avviare un progetto musicale che racconti la storia dei miei bisnonni. Sono grato a tutte le persone che hanno potuto e voluto aiutarmi in questa mia ricerca, e ringrazio in modo particolare la mia famiglia, che mi ha sempre accompagnato nelle mie peregrinazioni, anche mentali.
Non so se troverò mai le tracce del bisnonno, so che continuerò a cercare speranzoso e poi, quièn sabe?

 

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Una delle cartoline di Giuseppe (famiglia Boccedi)
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