Storie di famiglia: mio nonno Alessandro Poluzzi

di Fabio Poluzzi

poluzziAlessandro Poluzzi, nato alla fine del 1898, proveniva da una tradizionale famiglia mezzadrile itinerante, di origine argelatese, che si era stabilita in territorio persicetano nella casa colonica addossata alla villa Giovannina (da Giovanni Pepoli che ne fu l’originario committente) in quanto accolta al servizio dei proprietari di quest’ultima: i conti Cavriani.
Alessandro ebbe un’infanzia infelice a causa della morte del padre Vincenzo quando aveva soltanto due anni, ultimo episodio di una catena di disgraziati avvenimenti che aveva portato allo sfaldamento della grande famiglia mezzadrile. Ancora molto piccolo conobbe il bisogno e le privazioni più dure. Tuttavia ebbe una buona scolarizzazione, tenuto conto dell’epoca, frequentando, l’asilo e le scuole elementari di Cento, dove abitava, in via Gennari, con i suoi tre fratelli maggiori e la mamma. Dimostrava ottima capacità di apprendimento, diligenza e spontaneo interesse per tutte le discipline. Dopo le scuole elementari, per autosostenersi svolgeva modeste mansioni presso varie famiglie contadine della zona, dimorando presso di loro. Non fu immediatamente raggiunto dalla notizia dell’arruolamento e non partì con i pari età del suo scaglione. I Carabinieri non lo reperirono presso il domicilio della madre ( i suoi fratelli Giuseppe e Gaetano erano già al fronte e sono entrambi sopravvissuti vivendo fino a tarda età). Finalmente rintracciato, dopo l’addestramento a Romagnano Sesia, agli inizi del mese di Agosto 1917, ancora diciottenne, fu inviato sul fronte della Prima Guerra Mondiale, in una delle fasi topiche dello scontro isontino: la undicesima battaglia dell’Isonzo, culminata con la conquista di gran parte del roccioso altopiano, ora sloveno, della Bainsizza. Arrivato a Plave, sulle rive del fiume. fu fattopoluzzi 4 salire sui contrafforti dell’altipiano appena conquistato. Fu allora che vide una grande distesa di teli da tenda, da cui proveniva un fetore insopportabile: non poteva immaginare che quei teli cosparsi di calce celavano centinaia di cadaveri provocati dagli assalti alle posizioni austriache di qualche giorno prima. Presto toccò anche a lui cimentarsi con l’azzardo mortale dell’attacco alle trincee nemiche. Alessandro fu impegnato nel teatro d’operazioni di quella specie di mattatoio, in cui morirono decine di migliaia di nostri fanti, che fu il comprensorio del monte San Gabriele.

Ne uscì miracolosamente e, a suo dire, inspiegabilmente vivo, senza un graffio. In particolare partecipò ad alcuni assalti sul Santa Caterina e soprattutto sul Veliki Hrib. Era assegnato ai reggimenti gemelli 67°/68° con sede a Como e Milano inquadrati nella brigata Palermo, nel 1917 facente parte della seconda armata al comando del generale Capello. Forse unico emiliano aggregato a un reparto di siciliani che comunicavano nel loro dialetto, a lui sconosciuto, Alessandro superò tutte le difficoltà guadagnandosi la fiducia degli ufficiali del reparto fino a meritare i gradi di caporal maggiore, nonostante la giovanissima età. Da graduato comandò a ripetizione una squadra incaricata del rifornimento di acqua, da reperire a valle e da consegnare, con lunghe teorie di muli, alle assetate truppe di pima linea sull’altipiano. Base di partenza era il ponte ferroviario di Salcano (oggi Solkan, in Slovenia) dove venivano caricate le sacche d’acqua. L’ascesa si svolgeva spesso sotto il tiro dell’artiglieria nemica e spesso il carico andava disperso e i mulattieri ammazzati, provocando l’angoscia del giovane graduato. Il reggimento si trovava Tolmino per riposare quando fu travolto dall’onda d’urto della dodicesima battaglia isontina, culminata con la ritirata di Caporetto. Dopo lo sbandamento, Alessandro fu reimpiegato sul Piave per poi passare in Trentino, sul monte Altissimo, che domina Rovereto. Anche in guerra Alessandro dimostrò le sue doti fondamentali: straordinario vigore fisico, resistenza alla fatica e alla sofferenza, vivacità intellettuale.
poluzzi 2.pngUno dei comandanti spesso citati nelle cronache di guerra, il generale di divisione Pennella, durante un’ ispezione al fronte nella zona dell’Alto Garda trentino appena citata, notando quel caporal maggiore sbracciato nonostante la rigida temperatura, intento a scavare una trincea o un rifugio con grande foga, anziché riprenderlo per la tenuta poco ortodossa, lo elogiò pubblicamente indicandolo alla truppa come un esempio di dedizione ai propri compiti e di giusta disposizione d’animo per riscattare l’umiliazione di Caporetto. Uscì dall’ esperienza militare, meritando successivamente la croce di cavaliere di Vittorio Veneto, solo nel 1921, avendo prolungato la ferma di altri due anni e continuando a prestare servizio come graduato nell’area del Tonale, dove sarebbe sorto un sacrario militare. Tra coloro che identificavano e ricomponevano le salme, redigendo i relativi verbali, c’era anche il ventunenne Alessandro. Essendo poi il suo reparto di stanza a Como, fu successivamente addetto a servizi di polizia militare sulla tratta ferroviaria Como – Milano. Anzi gli fu proposto di restare stabilmente in sevizio, magari entrando nei ruoli della polizia ferroviaria.

poluzzi 6.png

Rifiutò e fece ritorno a Cento quando già, prima a Milano, poi nel suo paese di origine, aveva cominciato a vedere in azione le squadre fasciste. Alessandro Poluzzi si riconosceva nella ricca e gloriosa tradizione del socialismo riformista.. Di ritorno dai teatri di guerra, Alessandro provò disagio e repulsione per la violenza politica diffusa che andava propagandosi .
Per di più dovette cercar casa, dopo essersi ricongiunto con la madre Rosa Taddia, rimasta al servizio del parroco del Penzale durante gli anni della guerra e impossibilitata a conservare l’alloggio di via Gennari a Cento. Fu proprio grazie alla parentela della madre con i fratelli Taddia, grandi possidenti terrieri dell’area centese a ridosso del Reno e del quartiere Bagnetto, che la famiglia Poluzzi poté trovare alloggio a San Matteo della Decima, in via San Rocco, in una casa di proprietà dei due facoltosi cugini di Rosa Taddia. Sempre a San Matteo della Decima, contrasse matrimonio con Elena Forni e vide nascere i suoi quattro figli Franca, Lena, Alfredo e Giovanni, proseguendo sempre nel lavoro nei campi e nell’attività politica di militanza antifascista anche nell’ambito del CLN locale. Nelle elezioni del 1946 (primo Consiglio Comunale del dopoguerra), Alessandro Poluzzi si presentò nella lista congiunta P.C.I – P.S.I.U.P. che ottenne il 72,77% di voti. Di detta lista furono eletti 24 consiglieri e fra questi anche Alessandro Poluzzi con 8.851 voti: terzo fra gli eletti. La seduta di insediamento del nuovo consiglio comunale avvenne l’11 aprile 1946, nell’ambito della quale furono eletti il sindaco (Aristide Donati), gli assessori effettivi (Emidio Felicani, Armide Forni, Riccardo Romagnoli, Alessandro Poluzzi) e gli assessori supplenti (Guerrino Bongiovanni e Francesco Bongiovanni).
Venne quindi scelto come vicesindaco votato dal primo Consiglio Comunale di San Giovanni in Persiceto, eletto dopo la Lotta di Liberazione e la nascita dell’Italia repubblicana. Alessandro morì nel 1982.

poluzzi 5.png

Ottanta anni dopo l’esperienza di guerra di Alessandro Poluzzi, esattamente nell’estate del 1997, un altro Alessandro Poluzzi, pronipote del cavaliere di Vittorio Veneto, figlio dell’estensore di questo ricordo, è stato fotografato all’età di quattro anni sotto le volte del ponte di Solkan., ai piedi della mulattiera percorsa dal bisnonno con l’acqua per i compagni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...